REPORTAGE “MILANO – RAGUSA IN BICICLETTA”, PARTE 4 (ULTIMA)

Pdf dell’articolo (“La Sicilia” del 24/09/2013):

Articolo 24_09_2013


REPORTAGE “MILANO – RAGUSA IN BICICLETTA”, PARTE 3

Pdf dell’articolo (“La Sicilia” del 18/09/2013):

Articolo 18_09_2013


REPORTAGE “MILANO – RAGUSA IN BICICLETTA”, PARTE 2

Pdf dell’articolo:

Articolo 09_09_2013


REPORTAGE “MILANO – RAGUSA IN BICICLETTA”, PARTE 1

PRESENTAZIONE PUBBLICATA IL PRIMO SETTEMBRE SU “LA SICILIA”, NELLE PAGINE DI RAGUSA:

1) Lancio in prima di cronaca (rettangolo in basso a dx)

Prima 01_09_2013

2) Articolo

Articolo 01_09_2013

 

PRIMO ARTICOLO DEL REPORTAGE, PUBBLICATO IL 2 SETTEMBRE: 

1) Lancio in prima di cronaca (rettangolo piccolo in basso a sx)

Prima 02_09_2013

2) Articolo

Articolo 02_09_2013

 

I prossimi pezzi arriveranno settimanalmente durante tutto il mese!


L’ISOLA DEI FAMOSI

Gli affari non vanno, perciò si festeggia.

Ogni sera al 33 di via Volturno, sulla terrazza di un lussuoso palazzo-torre con affaccio sul quartiere Isola, la società immobiliare Hobag allieta con cocktail e musica lounge selezionati gruppi di ricchi e potenziali acquirenti dell’appartamento campione, la speciale dimora posta all’ultimo piano rimasta ancora invenduta.

Ho chiesto al portiere di V33 (così è denominato il complesso) che requisiti servano per accedere alle esclusive nottate: “Soldi”, mi ha detto.

Sono strani gli scherzi del destino in una città sacrificata alla speculazione edilizia: dal 1964 al 2004, queste stanze oggi vendute ad 8 mila euro al metro quadro, appartennero al Partito Comunista Italiano, poi divenuto PDS.

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ALLA TOMBA DEL SEVESO

Il fiume Seveso lo hanno ammazzato a Niguarda sessanta anni fa.
Il Piano Regolatore Generale del 1953 stabilì di tombinarlo in via Ornato per facilitare l’espansione nord della città: casermoni grigi messi su alla svelta, asfalto, industrie e depositi dei tram.
Così, per nove chilometri fino alla foce di via Giacomo Carissimi, sul Naviglio della Martesana, le acque procedono sotterranee nel ventre di Milano, e nessuno se ne ricorda prima delle inondazioni dei mesi freddi. Complice la pioggia di inverno, il Seveso ingrossa nel buio del suo tunnel e di improvviso fuoriesce dalle fogne e allaga l’Isola, Sondrio e Piazzale Maciachini. Pare la vendetta di un uomo recluso ingiustamente che implora disperato libertà.
Io pure non sapevo che sotto Milano c’è un fiume. L’ho scoperto ascoltando lo sfogo del titolare di una merceria in via Lario, fra i suoi clienti arrabbiati come lui. “Verrà su anche quest’anno, vedrete, maledetto Seveso! I politici se ne fregano e a me chi li paga i danni?”. Gli chiedo dove inizia il corso del torrente coperto: “Ma che ne so, boh, a Bresso forse”, risponde stizzito. Poi fuori mi studio una mappa di Milano affissa dietro una fermata dell’autobus. Da nord scende la linea azzurra del fiume che si spezza prima dell’ospedale di Niguarda, come se al cartografo avessero strappato la matita dalle mani. Decido di andarci.

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La tomba del Seveso è la bocca di una galleria oscura in cemento armato costruita sotto il livello della strada. Un’anatra spinta dalla corrente viene inghiottita dentro e la perdo di vista.
Più in là, oltre un campo, c’è una fila di case popolari. Sono di quelle sorte nel dopoguerra per alloggiare i meridionali emigrati in cerca di un lavoro per sfamarsi. Pure loro, come il Seveso, Milano li ha resi invisibili qui in periferia.


ATM, IL BIGLIETTO DEL PERDONO

Ai passeurs della metropolitana, gli sfrontati “senza – ticket” che in uscita ai tornelli si accodano ai paganti come francobolli, sfregando sui glutei degli onesti pendolari le proprie zone pelviche, alla stazione di piazzale Loreto (ingresso linea M2 da corso Buenos Aires) l’ATM dà un’opportunità di redenzione.

L’ho scoperto notando l’anomala presenza di un distributore automatico di biglietti dentro l’area dei treni, dove per accedere un titolo di viaggio bisogna già averlo. Così, seguendo le istruzioni sullo schermo, mi è apparsa un’unica tariffa, quella del perdono.